Alla Luce del "Decreto Enti Locali" di questo Luglio, con il quale all'Art 24 il parlamento risolveva il problema di legittimità del regolamento FUS per come era stato sollevato dal TAR del Lazio con la sentenza del 28 Giugno, si attende per il prossimo 13 ottobre il definitivo pronunciamento del Consiglio di Stato, che dovrebbe scongiurare una volta per tutte il "blocco del sistema" dei contributi al settore. Il MIBACT annuncia correttivi al Decreto 1 Luglio 2014 per il nuovo triennio 2018-2020, al fine di "salvaguardare il principio di continuità", in attesa di una nuova legge quadro. Nel frattempo sono in corso le sedute delle commissioni consultive per le assegnazioni dei contributi relativi alle attività 2016.

La telenovelas, tutta italiana, della contestata riforma del Fondo Unico per lo Spettacolo, ci ha appassionato per tutta l'estate, e ancora – come in tutte le telenovelas che si rispettano – la parola fine non è stata scritta. Alla giustizia amministrativa si è contrapposto il governo: con gran dispiegamento di forze e in meno di un mese, ha cercato di riparare agli errori pregressi con un provvedimento d'urgenza volto a risolvere qualsiasi problema interpretativo in merito alla legittimità del decreto che regola l'erogazione dei contributi allo spettacolo dal vivo.

Il Decreto Ministeriale del 1 Luglio 2014 è legittimo perchè – si dice all'articolo 24 del DL 113/2016 convertito nel DDL 2495 a seguito dell'approvazione del Senato avvenuta il 2 Agosto –  non ha natura di méro regolamento, inoltre è perfettamente ammissibile che esso preveda "regole tecniche di riparto basate sull'esame comparativo di appositi programmi d’attività pluriennale" e definisca "apposite categorie tipologiche di soggetti ammessi a presentare domanda".

Quindi secondo le due camere, tutto giusto quello che fin ad oggi è stato disposto dal MIBACT, anche se lo dice un Decreto Legge approvato "a posteriori". Ma solo il Consiglio di Stato, il cui pronunciamento definitivo è atteso per il 13 Ottobre prossimo, potrà dire se la riparazione d’emergenza proposta dal parlamento, benché “postuma”, basti da sola a mettere in sicurezza il carrozzone del FUS, o se i ricorrenti che si sono rivolti al TAR abbiano ragione.

Nel frattempo le commissioni consultive sono a lavoro per i giudizi qualitativi sulle domande presentate per l'attività 2016. Le riunioni si stanno susseguendo proprio mentre scriviamo, ma molto probabilmente nessun esito verrà comunicato prima del pronunciamento del Consiglio di Stato.

La questione vera è che il Decreto 1 Luglio 2014, che regola (anche se forse ora dovremmo usare un altro verbo !) le assegnazioni dei contributi alle attività dello spettacolo dal vivo, è ormai superato di fatto, vista la portata delle contraddizioni messe in luce dai ricorsi. E così, a cominciare dall’AGIS e dalla FEDERVIVO (il recente raggruppamento AGIS dello Spettacolo dal Vivo), si è già dato il via al processo di revisione di quella riforma che riforma poi non era.

E navigando a vista, si riparte dalle interminabili audizioni delle categorie, per perfezionare quello che ormai è un pasticcio normativo stratificato come una risacca, senza il coraggio ne la possibilità di mettere in discussione i principi fondanti dell’azione normativa, vagheggiando una legge finalmente autonoma, esaustiva e giusta, che forse nessuno vuole.

Nessuno la vuole quella legge, anche perchè se venisse davvero varata dovrebbe tener conto di una situazione di fatto del comparto dello spettacolo dal vivo, che nella realtà è così lontana dagli artifici e schematismi astratti che servono solo a mantenere lo status quo.

Da decenni si continua a foraggiare vere e proprie cattedrali nel deserto, puntando su forme e formule desuete, senza accorgersi che lo “spettacolo vivo”, quello che sta in mezzo alla gente, quello che in modo un po’ sprezzante viene definito “spettacolo popolare”, è incomprensibilmente sottofinanziato e fin anche dimenticato.

Ma la barca va, al traino dei potenti rimorchiatori ministeriali che ne assicurano il galleggiamento in barba al principio di Archimede che la vorrebbe giacente cento leghe sotto i mari.

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