“Impugniamo da subito la sentenza del Tar al Consiglio di Stato. Ma intanto il decreto è annullato e quindi da questo momento sono bloccati anche i finanziamenti. Fino a quando? Sui tempi non so dire, spero siano brevi per il bene degli artisti”. Il giorno dopo il terremoto il Ministro della Cultura Dario Franceschini ostenta pacatezza, ma non nasconde che la situazione resta pesantissima.

Accogliendo il ricorso presentato dal milanese Teatro Elfo-Puccini e dal Teatro Due di Parma, il tribunale amministrativo del Lazio ha considerato che il DM abbia prerogative amministrative e non di regolamento, non poteva cioè stabilire nuovi criteri di assegnazione del Fus. Pertanto è nullo: cancellato con un colpo di spugna l'ormai celebre e discusso algoritmo che attraverso complicati calcoli sulla attività (quantitativa e qualitativa) assegnava il contributo alle singole realtà.

Ma, per quanto auspicata da molti, la cancellazione del DM ha creato un vero terremoto nel mondo dello spettacolo dal vivo perchè non solo blocca i finanziamenti, essenziali per un settore fragile per quanto riguarda le economie, ma anche perchè ridiscute l'intero assetto del teatro italiano che quel DM aveva riformato (la divisione tra teatri nazionali, teatri di interesse regionale, compagnie ecc..: da oggi riavremo i “vecchi” teatri stabili?). Lo scossone è tanto più forte perchè riguarda il lavoro di oltre 300mila persone, tante sono quelle stimate nel settore, che non capiscono cosa accadrà adesso delle istituzioni o delle compagnie dove lavorano. “Noi rischiamo di finire in ginocchio ma anche il ministero salta” è il commento di molti artisti. 

“Noi stamane ci siamo immediatamente riuniti per trovare possibili soluzioni”, assicura Franceschini che con tono amaramente sarcastico aggiunge: “Sul decreto sono stati fatti 120 ricorsi. Mi chiedo se tanti soggetti chiedevano di cambiare i criteri, perchè non farlo prima dell'approvazione, nella fase di discussione e incontri che abbiamo svolto per un anno? Ho trovato discutibile che nella fase di scrittura tutto andava bene, poi quando si sono viste le assegnazioni, guarda caso chi ha preso meno, abbia fatto ricorso. E stupisce tanto più che chi ha fatto i ricorsi così pesanti non abbia pensato alle conseguenze. Quanto alla sentenza, poi, dico solo che dal 2004 che i dm vengono usati per le assegnazioni del Fus”.

Il ministero come è noto sta studiando un nuovo “Codice per lo spettacolo” una normativa generale sul settore , ma per la sua entrata in vigore i tempi sono lunghi: prima bisogna portare a termine quella sul cinema e comunque, dice il ministro, “la nuova legge influirà sul futuro non sul presente”.

Il ko è dunque totale in un settore che già era preoccupato perchè le commissioni ancora non avevano deciso le assegnazioni del 2016, nonostante fossimo a giugno e quindi già intravedeva tempi lunghi per ricevere un po' di ossigeno attraverso i contributi. Ora il blocco rende tutto più difficile.

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